Ho iniziato a seguire una dieta.

Una Dieta,

povera di sogni,

Assolutamente priva di speranze,

Senza futuro,

Ho eliminato tutto quello che mi faceva ingrassare, come le parole Dolci, le Coccole, i Baci,le Carezze, togliendo perfino La Parola Amore dalla lista delle cose da fare.

Niente più shopping, niente desideri, ne sorrisi, niente complimenti o parole gentili,

Sto cercando di eliminare del tutto anche gli ultimi pensieri, quelli che nessuno può sentire o ascoltare,così facendo spero di riuscire a smettere del tutto di scriverli.

(La mia Dieta)

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   §   Tenetevi pure i sentimenti misurati, i sogni calibrati, i rischi calcolati. Io scelgo i tuffi al cuore, i brividi nello stomaco, le corse sulle nuvole e i colori fuori dai margini. Fabrizio Caramagna   §   

Nella calma di un pomeriggio senza suoni da ascoltare, mi sono persa cercando il tuo nome dove credevo di averlo lasciato.

Ho aperto cassetti, spalancato porte, spostato ricordi e rovesciato emozioni.

Nulla. Che io abbia scordato quel luogo segreto che avevamo destinato al nostro ritorno?

Vorrei chiamarti per domandarti quali siano le coordinate corrette. Posso farlo? O la mia voce rischierebbe di creare disordine nel tuo nuovo universo cui io non appartengo? O sarebbe forse il mio cuore a subire lo scompiglio maggiore? “Lui”, ora così innocuo, che da mesi vive imbrigliato alla recinzione che la ragione ha costruito attorno ai suoi confini.

Seguo la scia del tuo profumo, che non smette di investire i miei pensieri, ad ogni risveglio, dentro ogni schizzo di tramonto, nella trama fitta della notte che non mente, ma nemmeno lui riesce a guidarmi nella giusta direzione.

Non mi rimane che smettere di sperare, quando avrei ancora forza per cercare, occhi nuovi per guardare e un atavico sentimento che, senza far rumore, ha alimentato nel tempo l’intensità di ciò che credevo spento.

Tatiana Foschini

S ( come Sogni )

Agli incubi sono abituato, mi rassicurano perché sanno parlare bene alle mie paure. Ma ai sogni un po’ meno. Con loro non ho difese. Sono imperativi, sinuosi, infiniti. Posso distrarli invitandoli a cena, ognuno pagando il proprio conto, ma ho quello sguardo di nudo addosso che pare dire: “sono qui, cosa aspetti a sbranarmi?”

©Jonathan Varani 15.02.2014

Sarà vero?

Le ragazze che leggono si fanno sempre tante domande e non riescono a farsi bastare le risposte ovvie – vogliono quelle che suscitano nuove domande.

Le ragazze che viaggiano non vogliono mai un punto di vista solo, e non si limitano a sognare: li vanno a cercare in giro i loro sogni.

Le ragazze che scrivono hanno imparato a dire le cose come stanno, perché la vita è troppo breve per perdere tempo a raccontarsi bugie. Soprattutto a se stesse.

Le ragazze che sanno bastare a se stesse sanno che la felicità si trova più spesso nelle piccole cose che non nelle grandi. E non è vero che non sono mai contente: semplicemente non si accontentano, che è diverso.

Cercati una ragazza così.Perché queste ragazze, quando amano, lo fanno sul serio

(Catherine Black)

“Non cercare una cazzona a cui va bene tutto per farti passare il tempo, trovane una che ti faccia diventare matto, che te le faccia guadagnare le cose, che ti porti rispetto, una con le palle, una che ti sappia tener testa, una quasi cattiva, una che ti faccia disperare, e che si faccia desiderare…dal carattere alle curve, una che ti migliori, che ti completi, una che non cede mai, ma per la quale saresti disposto a fare di tutto..cerca una stronza che ti piaccia proprio per quel motivo!”

– Cit_

Non ti dico che sarà sempre bellissimo. Non ti dico che sarà facile, che sono perfetta, che sono quella giusta. Non ti dico che non ci saranno mai momenti in cui le lacrime scenderanno da sole, che ci sarà sempre il sole, che vivremo

“per sempre felici e contenti”.

Non ti dico niente di tutto questo.

Ti prometto che gli ostacoli li affronteremo insieme.

Ti prometto di abbracciarti ogni volta che ne avrò voglia e ogni volta che ne avrai bisogno.

Ti prometto di non diventare mai perfetta ma farò in modo che amerai i miei difetti ancor prima dei miei pregi. Ti prometto che non ci sarà sera che si andrà a letto con il muso perché farò in modo che ti sveglierai con lo stesso sorriso con cui sei andato a dormire.

Ti prometto che farò in modo che non vedrai l’ora di tornare a casa perché ci sarò io ad aspettarti.

Ti prometto che quando ci sarà la pioggia danzeremo insieme aspettando che torni il sole.

Ti prometto di amarti finché vorrai essere amato da me anche se continuerò ad amarti anche dopo.

Non ti sto chiedendo di credere alle favole.

Ti sto chiedendo di scrivere la nostra favola a due mani insieme.

Web.

Disperato e tenero amore mio, Sono qui adesso con una sigaretta in bocca pensando che non è mai colpa di nessuno, anche se qualche minuto fa, con quella voce triste mi dicevi: “scusami, ma ora non me la sento, non sono pronta”. Non ti ho mai desiderata tanto come stasera, ne’ mai ti ho vista nel PC così bella. E sono pieno d’amore per te. E adesso mi sembra di non sapere che farmene di questo amore e invece di darmi gioia, mi pesa sul cuore. Perciò soffro. E la luna non c’è più, forse l’ho mancata. Quante volte ancora dovrò addormentarmi immaginando il tuo sorriso solo per me e le tue mani sul mio viso, solamente come in un sogno? Quante volte ancora dovrò ascoltare le tue malinconie e confortare i tuoi dubbi, ricevendo in cambio parole estranee al mio amore? Quante volte ancora ti sentirò scherzare e ridere, non facendo veramente parte del tuo mondo che invece mi appartiene così intimamente, senza che tu te ne sia ancora accorta? Forse dovrei aspettare e aspettare ancora, ma non voglio che il tempo mi sfugga senza almeno averti detto che ti amo e ti sogno e ti annuso ogni giorno, che ti voglio e che soffro troppo la tua mancanza. Vorrei. Molto. Il tuo odore che mi calmasse, le tue spalle tonde da abbracciare, i tuoi capelli sul mio viso, i tuoi occhi persi nei miei. Quando sei arrivata nella mia vita avevo già lo sguardo un po’ velato e sedevo contro il muro molle della mia esistenza. All’inizio non abbiamo fatto discorsi molto seri, e se li abbiamo fatti, lo erano davvero perché non avevano l’importanza. Eppure sento di averti dato in poco tempo molto più di quanto abbia dato ad altre in anni di vita. Non sai come mi sia dolce starti vicino e sentirti parlare al cellulare e come mi è difficile ingannarti e com’è penoso sperare ogni giorno in qualcosa da parte tua che continua a non arrivare. Ho tenuto finora per me tutto questo per non rovinare la nostra amicizia a cui tengo troppo per rischiare di perderla, ma se per caso una speranza ci fosse, se i tuoi sguardi celano qualcosa in più e non è solo la mia illusione, è cento volte meglio parlarne per essere leale con te fino in fondo. Dammi risposte vere e sincere, non più solo vaghe speranze. Io penso di averti dato qualcosa in questi mesi. Di avere spaccato un po’ di nodi, sassi, difficoltà, problemi. Mi sento pieno di lividi, ma non me ne pento. Sapevo. E sono lividi che non dipendono solo da te, ma dal mio cieco, spasimante dibattermi in tante di queste notti, volto nel cuscino e buio nel cuore. Ma questa è la vita, e ci sono dei prezzi. A volte penso che preferirei piuttosto non vederti più, non scriverti più, non parlarti più. Si, ci sono dei momenti in cui la mia follia mi porta a pensare che preferirei piuttosto perderti adesso, dove comunque l’emozione mi crea “un buon ricordo”, che incancrenire sopra un sogno, un’idea fallita, un volto che ho amato, che adoro e che non voglio buttare nell’angolo delle cose peggiori. Sai che preferirei tagliarmi la lingua che dirti cattiverie, la mano che scriverti volgarità, cavarmi gli occhi che guardarti con ferocia. Che non sono “per le mezze misure”, questo l’hai capito. Aiutami. Se veramente mi vuoi bene, se pensi di non poter mai, non dico essere nella mia vita e per la mia vita, ma nemmeno darmi qualche fresco angolo della tua esistenza o dividere qualche momento e “lasciare che le cose vadano per il loro verso”, se è così, allora ti prego lasciami andare, fammi questo regalo, lasciami scorrere sull’acqua della tua vita, in breve sarò lontano e tutto sarà dolcemente finito. Se non è così, allora abbi la pazienza di sopportare quest’uomo troppo innamorato, che ti rovina le giornate con le sue crisi di malinconia, che ti assilla con la sua ironica gelosia, che ti perseguita di messaggini, ma che sarà sempre qui, pronto, disponibile a tutte le tue necessità, fermo nei suoi sentimenti come una roccia. E quando non ci sono pensami. Pensami quando c’è un eccesso di luna e non sono a portata di cuore, quando hai paura e non dormi, per un rumore, quando sei sola in mezzo alla gente o quando sei di cattivo umore e davanti allo specchio, magari, controllando un segno del volto, perplessa, o un colore, e ti domandi: specchio delle mie brame… Pensami quando immersa nel bagnoschiuma distrattamente ti tocchi, oppure quando alle due-e-mezza del pomeriggio, aspetti che il telefono suoni per portarti la mia voce. Pensami quando indosserai per la prima volta un reggiseno bianco: pensami quando non ci sono, quando non ti sono accanto e vorrei il tuo amore. Non vedo l’ora d’incontrarti. Ho un bisogno folle di te, dei tuoi sorrisi, della voce tua suadente, della tua capacità d’ironizzare sul mondo e sull’universo. Ho desiderio di starti accanto. Senza di te, mi sento un uomo sciocco, inutile e perso. Ogni giorno, m’aggiro per le strade intontito come un vagabondo, e cerco tra gl’irrequieti pedoni qualcuna che ti somigli, sperando d’incontrarti tra la folla. Le stelle mi cadranno addosso come pietre divine, quando ti vedrò, ma non mi faranno alcun male. Mi perderò nella tua luce, vita mia, senza pagare il conto di una sola bolletta, e pregherò i miei santi in paradiso di vegliarti, 365 giorni all’anno, anche quando farai il bagno, ma forse sarebbe davvero troppo giacché sono geloso: non riuscirei a sopportare l’idea che qualcun altro riuscisse a vederti nuda e bellissima. Hai dei seni così belli e grandi, e i tuoi capelli fluenti, profumati e morbidi, scalderebbero e allieterebbero le mie notti gelide anche al polo. Amore mio, vorrei avere la tua mano avvinghiata al mio cuore cupo; anche subito, ma desidererei che non mi procurassi alcun dolor, perchè soffrire non mi basta più, l’ho fatto tutta la mia vita. Voglio amore, gioia, tenerezza e piacere. Quella che almeno si può chiedere, quella che almeno si può tentare di dare. Tu puoi darmela?

Per sempre tuo @

Mia dolcissima e irraggiungibile, Volevo dirti che mi dispiace, mi dispiace davvero per quanto è successo oggi fra noi. Mi dispiace aver perso ciò che eravamo e che adesso sembra difficile tornare ad essere. Mi dispiace aver portato scompiglio e sconforto nella tua giornata e che ti ha portato poi a dire quelle parole quasi di accusa nei miei confronti. Mi fa rabbia pensare, forse, che non siamo ancora in grado di gestire e far crescere quell’unicità che ci caratterizza. Questo perchè per due menti come le nostre che confini non si pongono, nè si fanno porre, deve esserci una strada alternativa al perdersi. Mi chiedo dove siano andati a finire i nostri progetti ed i nostri entusiasmi iniziali. Era forse il mio amore a tenerli insieme? Se sì, dove è andato a finire? Certe volte credo si sia spento, altre invece che sia stato io a spegnere il tuo cuore. Tu… Io… un Noi dalla distanza incolmabile. Voglio che tu sappia ciò che ho dentro però ed ecco perchè ti scrivo queste parole. Voglio che tu sappia che per me amare è amare te ed amare te sapevo mi avrebbe spinto ad andare oltre. Non me ne hai dato l’occasione, non me ne vuoi dare la possibilità. Non hai messo alla prova quello che sento per come vorrei o avrei voluto, e molte delle cose di cui avevamo parlato si sono rivelate solo fiato privo di consistenza. Forse qualcosa dentro di noi deve ancora maturare o sta maturando. Eppure c’è un cercarsi fatto di silenzi a volte o di tante parole, ci sono dubbi, tanti, riflessioni, cuori che vengono spenti da menti e da mani, sogni che affiorano per venire annegati, contraddizioni, sorrisi che non ci dovrebbero essere, le lacrime più anomale ed inspiegabili che possano bagnare un viso, fatti che dovrebbero ferire ed invece alimentano qualcosa che non ha forma nè nome, ore che sembrano giorni, giorni che sembrano mesi, realtà che hanno preso il posto dei sogni, accenni, dualità che si moltiplicano e si scontrano dentro un’unica mente. Vorrei chiarezza, ma non da te. Vorrei svegliarmi domani e sentire qualcosa di certo. Vorrei sentire di non amarti o di amarti. Vorrei capire se potrai amarmi o no. Vorrei i nostri cuori si confidassero i loro segreti e rendessero i loro linguaggi comprensibili l’uno all’altro. Esistono forse solo brevissimi momenti in quest’assenza in cui se ne può udire la voce. Attendo di coglierli. Chissà a che punto ti trovi nella strada che ci unisce. Mi chiedo se ci sono ancora da qualche parte o meno, se mi hai nascosto, se il tuo pensiero mi abbraccia, se quell’ultima forte emozione che ti ha illuminato lo sguardo e fatto vibrare le corde dell’anima mi riguardava o meno. In questi giorni non riesco a dare una voce al tuo silenzio ed un senso alla tua assenza. Probabilmente il noi che avevo ancora un pò in fondo al cuore e che nascondevo alla mente sta volando via, da qualche parte. Il nostro filo invisibile, quello che ci accompagna da ogni addio al telefono fino alla successiva gioia del risentirsi…. questo mi fa paura, il non sentirlo più nonostante tutto. Io in ogni momento di questi lunghissimi quaranta giorni ti ho sempre sentita e vista. Sempre. Con gli occhi della mente e del cuore. E se adesso chiudo gli occhi e penso di non poterti mai più vedere impazzisco. Questa è la tristezza più grande che mi potrebbe toccare in questa vicenda… il pensare di poterti guardare e non sentire più niente. Preferirei mille volte provare qualcosa e non poterla concretizzare piuttosto che spazi vuoti nei nostri occhi di sogno. Non parlo a me o a te soltanto adesso, ma a quel noi che soltanto può risponderci affinchè palesi qualcosa al più presto, qualcosa da cui partire o allontanarsi. Se mi parlassi saprei ascoltarti anche da così lontano. So che non lo farai. Dovrei odiarti forse per quello che mi hai tolto, perchè se dovessi pensare a quello che mi hai dato e continui a darmi temo finirei per amarti per sempre. Io ti sto nascondendo tutto quanto accade dentro di me. Sfrutto l’opinabile talento da attore che ho per farti credere che tutto vada bene, che tutto è a posto, che non ci penso più di tanto. Fingo. Mento. Ho agito di cuore da tutta una vita, grazie ad esso ho vissuto apici di gioia impensabili, ma sono anche caduto in abissi di dolore dai quali non riuscivo più a vedere alcuna luce. Per la prima volta, questa volta, vorrei che fosse la testa a guidarmi ed è proprio lei che mi suggerisce di non parlare ad un orecchio che è incapace di sentire, di sentirmi adesso. Dove ti sei persa? Cosa hai smarrito? Perchè sono qui a scriverti una lettera a cui non risponderai mai? Mi sento così stupido. Eppure è così, solo così che riesco a vincere questo momento in cui vorrei chiamarti nuovamente e dirti in faccia come sto, come sono stato in questi giorni, senza aver paura di farti male e senza proteggerti per l’ennesima volta. Ho messo la tua serenità davanti a me, a ciò che provo, ai miei sentimenti ed ecco perchè hai forse l’impressione che mi sia arreso o abbia lasciato correre le cose. Non mi basta, nè potrebbe bastarmi, sentire attrazione o interesse per un’altra donna per essere sicuro che tutto sia concluso. Non credo in queste equazioni perfette. Esiste ancora un treno, un treno invisibile che potresti prendere per raggiungermi. Non starà lì per molto ed anch’io, seppur visionario come sono, riesco a stento a scorgerlo ancora all’orizzonte. Ma non ti aspetto più ormai e maledico quella vocina che dentro mi dice frasi stupide e mi invita ancora a credere a ciò che potremmo essere. Non siamo un cazzo, ho costruito tutto io e tu sei stata una degna spalla alla mia performance da attore. Qualcosa che gli illusi chiamano “amore” ha voluto prendersi gioco di me e ti sta usando. Ma se solo riuscissi a vedere senza metterti le mani sul cuore… Io lo sto facendo, rischiando, infischiandomene di un passato che mi grida forte di non farlo, di non camminare più per quelle strade tortuose dove tutto si perde e si confonde. Le tue parole di oggi sono state come i colpi di uno scalpello a cambiare la forma dei miei sentimenti. Ho provato a credere a quello che mi hai detto, ho provato ad ignorare la voce che da dentro mi diceva che le tue non erano verità ma paure, ho provato e continuerò a farlo fino a quando tutto tornerà come tu hai voluto che fosse. Mi chiedo dove io debba andare quando i miei pensieri fanno a botte tra di loro, quando mi metto di petto ad affrontare un treno in corsa e mi trovo proprio lì, nel mezzo a prendere i colpi dritti in faccia, a lasciarmi attraversare dal dolore e dalla delusione. E pensare che ci avrei investito tanto… I nostri orologi continuano a cantare del nostro essere eternamente sospesi fra tutto e niente…. Ho solo queste… le mie parole, ma loro non hanno peso e tutto ciò che non ha consistenza non sembra avere un senso. Eppure io ho solo queste… Non ti arrivano, non ti scaldano, non ti urtano, le ascolti soltanto. Sospesa fra la tua vita e la mia che non diventa mai nostra nè lo potrà mai diventare. Ti aspetto da troppo… fosse anche un giorno sarebbe troppo… perchè certe cose non si aspettano… si colgono ovunque le si trovi… in mezzo alla gente, nel fango, tra la nebbia, negli occhi dove non credevi di poterti mai fermare. Fermarsi… non esiste una sosta… non esiste una tregua… esistono espansioni e le poche persone che permettono di dilatarti andando oltre quanto sei stato fino ad ora. La paura di stringere troppo una mano, di perdere qualche convinzione in un abbraccio. Non sai fare a meno delle tue catene… L’unica forma di libertà che ti concedi, in realtà, è quella di portartele dietro ovunque tu vada. Mi rendo conto che vorresti incanalarmi in percorsi e ruoli che non sono i miei ed è per questo che alla fine dovrò andarmene senza muovermi, senza dirtelo, ma spostando dei grossi carichi dal cuore. L’unica cosa che avrei voluto era poter vivere ogni istante senza paura, senza lacci ed invece il mio viverti è diventato come entrare in una stanza piena di oggetti antichi di valore… quando hai così tanta paura di romperne qualcuno che rimani lì, immobile, incapace o impossibilitato di godere di qualsiasi cosa, fosse anche l’unico barlume di un cristallo. Avrei dovuto dirtelo… dovrei dirtelo, ma lo sto dicendo a me stesso in questo momento ed è forse questa l’unica voce della quale avevo bisogno. So che un giorno m’incontrerai e capirai quanto io sto comprendendo in quest’istante e parleremo dei nostri treni dal medesimo percorso ma dal tempismo sfasato. Io ero disposto a scendere dal mio e provare come poteva essere prendere l’aria in faccia stando dalla tua parte, seguendo i tuoi percorsi, come ero altrettanto disposto a vederci entrambi in terra, senza più treni, senza più distanze, ripartire da zero, dal valore del tuo nome, del mio, da come sia bello sentirtelo pronunciare come stasera, continuare insieme a far crescere l’adolescente che abbiamo ancora dentro o meglio i bisogni che non ha mai soddisfatto e che forse potevi nutrire tu o io essere quel “no” che ti è mancato a volte… avrei fatto anche quello… in entrambi i casi sarebbe stato andare avanti… Non posso scendere dal mio treno però e restare lì a guardarti andare, venire, tornare, fermarti, ripartire, schiantarti…. non posso perchè vivere non è attendere. Per quel sì che non mi hai mai detto. La mia mente è chiusa, ha paura, è stanca e non reagisce. S’illumina per poi spegnersi e questo alternarsi di luci e di tenebre mi snerva, mi opprime, mi stanca ed adombra. Mi fermo a pensare che più volte si muore da vivi fintantochè si consideri altro da sè la propria essenza o si cerchi nelle ragioni altrui le proprie ragioni o si attenda un consenso unanime ai propri principi o si cerchi una chiave per il paradiso nello scrigno di qualcun’altro o si brami il riconoscimento della propria sensibilità da chi ha paura di riconoscersi come diverso anche dal proprio gemello. Strano soltanto che la mente guarisca più tardi del cuore e che venga inquinata dalle sue ragioni. Credevo di poterla preservare. Mi sbagliavo

tuo @

sto aspettando il tuo rientro e mi viene la malinconia, i pensieri vorticano veloci nella mia testa, mille e mille pensieri si affacciano alla mia mente, alcuni belli, altri neri, bui e mi prende la tristezza, mi assale la depressione. Ho sempre paura di perderti, non ho sicurezze. Sei la cosa più bella che mi è capitata nella vita, il tesoro più caro che ho avvicinato in tutta la mia esistenza e se dovessi perderti… Non voglio nemmeno pensarci, sarebbe un dolore superiore alle mie forze, una sofferenza inaudita impossibile da vivere, sarebbe la morte del cuore. Ho bisogno di te, della tua presenza nella mia vita come l’aria che respiro, per me tu sei il sole che scalda le mie giornate, sei la luna che illumina le mie notti, sei il plasma che mi scorre nelle vene, sei il mio respiro, le mie lacrime, il mio oggi. Sei il mio domani. Per te lascerei tutto, per te tradirei la patria, la famiglia, gli amici. Quando ti sento, mi sento vivo, quando non ci sei muoio. Lo so ti sembrerò sciocco, impulsivo, ma sono queste le emozioni che mi susciti e non posso reprimerle, non posso fare a meno di sentire torcersi lo stomaco quando ascolto la tua voce, non posso impedire al mio cuore di battere a duemila battiti al minuto quando ti guardo in qualche foto, non posso impedire alle mie mani di tremare quando squilla il cellulare con la tua chiamata. Perchè, perchè mi provochi tutto ciò? E’ questo quello che vuol dire amare? Se è così io una cosa così grande non l’ho mai provata prima, per nessuna. E allora dimmelo tu, dimmi come posso chiamare tutto ciò che scateni dentro di me, perchè solo tu puoi dirmelo e solo tu puoi fare qualcosa per far finire l’ansia e la paura che ho dentro. Ti bacio e ti stringo

tuo @

I MIEI GIORNI SENZA TE

Ognuno di noi ha una storia, quella che segna, che solca la propria vita, la propria anima…

Quella che non racconterai mai a nessuno perché è tua e verrebbe infangata, da chi l’ascolta, anche se rimarrebbe pura, pulita, splendente.

A me è cambiato tutto quando è andato via. I primi giorni sono stati terribili. Interminabili.

Morivo cento volte al giorno e altre cento rinascevo per morire ancora, per sfilettarmi l’anima, per prendere a morsi il cuore…

Non volevo ricordi, facevano troppo male, per questo ho strappato foto, cancellato messaggi, chiuso anche due pagine su facebook che gestivamo insieme…troppo dolore, troppo…

Da allora niente è più come prima.

Niente come allora ha più lo stesso profumo, niente ha più lo stesso colore. La cioccolata che ci faceva impazzire è amara, Il mare non è più azzurro, la notte è più nera ed il sole è freddo, quasi glaciale.

Anche il mio respiro è cambiato. Anche i miei occhi sono diversi pur avendo lo stesso colore. I miei passi sono traballanti al punto di farmi cadere pur stando ben ferma sulle mie gambe.

” Non restare sola, ma non dire ti amo se lui non ti dà almeno un briciolo di quello che ti do io”.

Ho provato, sì, ho provato ad avere accanto un uomo, a cercare lui nei suoi occhi, avevano il suo stesso colore, ma non lo stesso sguardo, non sapeva amare come lui, non era lui.

Ed io non riesco più ad affezionarmi a nessuno.

” Mi ritroverai in un sorriso di un bambino, la mia carezza sarà il vento che ti sfiora i capelli, la mia voce le onde che s’infrangono sugli scogli. Non ti lascio sola, abbi fede, ti ritroverò! ”

Lo cercavo, ovunque, in ogni cosa, con l’anima smaniosa, con un tormento senza fine.

Mi dicevo :” È morto! Basta, è morto! Non puoi fare nulla per questo, non è dipeso da te!”

Mi dicono ” Rassegnati! Non c’è più!”

Ma una parte di me non crede…non vuole credere…

E continua a morire per rinascere ogni giorno, ogni ora finché avrò lacrime, finché avrò respiro, finché non saremo di nuovo insieme…

Ma quanto ancora?

Per quanto tempo ancora scoppierai in ogni mia cellula?

Per quanto tempo dovrò sentirti in me?

Per quanto tempo il cielo si tingerà di rosso per ogni guaito del mio dolore?

Emma Lamberti

22/06/2019

Ci sono uomini decisi, che sanno quello che vogliono.

Che pur di vederti, fanno pazzie. Pur di raggiungerti non si fermano davanti agli ostacoli.

Ci sono uomini, che per sorriderti, farebbero anche i giocolieri, perché un tuo sorriso, per loro è oro.

Uomini che ti sorprendono, che ti scelgono.E non sei un ripiego, sei la priorità.

Uomini che non riescono a stare senza di te, ma non dipendono da te.

Non hanno paura se sei complicata, amano te, per quello che sei.E perché completi loro, perché combaciano col tuo “sentire”.Trasmettono serenità e diventano incastro amoroso della tua vita.

Ci sono uomini, che accettano i tuoi difetti, riconoscono i tuoi pregi, che non vogliono cambiarti.

Sarebbero capaci di mandarti al diavolo, ma che poi, vengono a riprenderti prima ancora che tu vai via….solo perché sei tu.

Questi sono UOMINI!

Ché uomini pieni di sé, ne trovi quanti ne vuoi, sparpagliati in ogni angolo del mondo.

….ma UOMINI pieni di “te”…. Bhe….è la cosa più bella che ti possa succedere!

Emma Lamberti ©

22/06/2016

Non avrò mai una sua fotografia da portare in tasca.

Né una lettera scritta di suo pugno, o un taccuino con degli schizzi dei momenti che abbiamo vissuto insieme.

Non avremo mai un nostro appartamento in una grande città.

Non potrò mai sapere se ascolteremo la stessa canzone nello stesso istante.

Non invecchieremo insieme.

Non sarò io la persona che chiamerà quando si troverà nei guai.

Non sarà lei la persona che chiamerò quando avrò delle storie da raccontare.

Non potrò mai tenere con me qualcosa che mi ha regalato lei.

La guardo addormentarsi accanto a me. La guardo mentre i sogni s’impossessano di lei.

Questo ricordo.

Ho soltanto questo

Avrò soltanto questo

David Levithan

Una donna può concedersi quanto vuole, portarsi un uomo nel letto e farlo impazzire. Può dargli mille notti di passione, ore di perversione e orgasmi a non finire, pensando che possederlo basti ad averlo solo per sé. Può credere di tenerlo in pugno solo tenendolo tra le gambe, ma non è così… un uomo appartiene ad una donna, quando pur essendo lontano da lei, ella riesce a passare nei suoi pensieri con una semplicità inaudita. Ad esempio, quando una canzone passa in radio, quando un accento, un termine o un dialetto ti arriva alle orecchie ed ecco che puntualmente lei sta là nella sua testa. Una donna possiede un uomo quando è nella sua mente che vive, anche poco, anche a momenti, ma se è li che nasce il pensiero vuol dire che quella donna di quell’uomo ha posseduto molto più di tutte quelle che in un letto lo hanno sentito gemere di piacere. Una donna, una vera donna non si accontenta di un corpo, di un momento o di fisicità… una vera donna preferisce andarsene e sapere che chiunque potrà sfiorare la pelle di quell’uomo, ma nessun’altra saprà accendergli la mente, arrivare così tanto in profondità da sfiorargli il cuore come ha fatto lei. L’amore non è possessione od ossessione… un vero sentimento è dato da ciò che resta immutato nel tempo… pur non sfiorandosi mai..

Silvia Nelli

Ti terrò tra le cose che non scorderò mai.

Si, è proprio così, non ti scorderò mai.

Non scorderò mai i tuoi occhi che mi gridavano “ti prego resta, anche se sono un casino”.

Non scorderò mai il primo messaggio che mi mandasti, le nostre prime conversazioni, le nostre litigate.

Noi due che riuscivamo a piangere dietro uno schermo, solo perché sapevamo che era troppo per noi stare insieme.

Noi due che il giorno dopo aver litigato non riuscivamo a stare lontani.

Io non so perché io e te insieme non abbiamo funzionato…

vedevo più amore in noi due che in altre coppie che vedevo tenersi per mano,

ma la vita va così o forse siamo stati noi ad arrenderci.

Io comunque ti terrò tra le cose che non scorderò.

È davvero dura andare avanti, senza più poter pensare anche minimamente di poter realizzare, se pur piccolo, un semplice sogno.

È dura, la vita, per tutti, ma per alcune persone lo è ancora di più

Sono riusciti a convincerti che sei tu quella che non va bene, sei sempre tu, quella che non sa viverla la vita, sempre tu, quella che non si sa accontentare, è sempre tu, quella sbagliata.

Ci sono riusciti benissimo,

A te non è rimasto altro che crederci.

E ci credi, ne sei convinta, sicura che non ti meriti altro che quello che hai e che non hai.

La vita è dura per tutti, ma qualche volta per alcuni diventa davvero un inferno, dove bruciare lentamente giorno dopo giorno, sperando sempre che, con un po’ di fortuna dopo la notte, almeno per una volta, non si faccia più mattino.

Che vi devo dire? A me piace smontare miti – o forse, in alcuni casi non c’è nemmeno bisogno di smontarli pezzo per pezzo come fanno i bambini per capire come funziona il loro trenino elettrico, così che dopo non funziona più: a volte basta uno spillo, acuminato e deciso, e si sgonfiano, come i palloncini delle fiere.

La zona di comfort – tanto per dirne una.

Io non ci voglio uscire.

Perché? Ci ho messo tanto tempo, tanta fatica a costruirmela. Ho fatto come gli uccelli col loro nido: uno sterpo dopo l’altro, una ricerca certosina di ramoscelli, tanti battiti d’ali, qualche pericolo scampato per poco, magari un’ala ferita – qua e là foglie o piume per abbellirlo.

Non l’ho trovata all’Ikea la mia zona di comfort. L’ho trovata facendo un cammino lungo e difficile, inciampando tante volte, camminando dentro gallerie buie – conoscendomi palmo a palmo, anche nelle zone d’ombra, dove dormono draghi o altri mostri, che quando sono feriti fanno male. È una conquista la mia zona di comfort: è una casa che mi son costruita da sola – mattoni, calce, architravi e tutto. Crolla, ogni tanto, perché non ho potuto dare l’esame di scienze delle costruzioni prima di dover cominciare a metterla in piedi.

È cresciuta con me: ha un muso duro, di quelli che sanno cosa vogliono e non hanno paura a dire certi no. È fatta di limiti, che sono quelli su cui mi sono ferita le mani quando lottavo nel buio con i draghi feriti: sono mura, è vero, che ti impediscono di andare oltre – ma le mura proteggono anche, non mi spaventano le tempeste o gli assedi.

Devo uscirne? Ma lo faccio, ogni tanto – ci scendo a patti e compromessi, è inevitabile. Provo a vedere se c’è qualcosa fuori che può stupirmi, o farmi del bene. Capita che ogni tanto ci sia: lo raccolgo come una conchiglia da una spiaggia lontana. Il più delle volte non c’è – e uscirne mi serve solo per avere la conferma che non mi ero sbagliata a lasciarlo fuori.

La zona di comfort è un letto, voi dite. Ma nei letti non si dorme soltanto: si sogna, si pensa e si fa l’amore.

Io so che è solo nella mia zona di comfort che riesco a creare: perché la mia zona di comfort sono io, comfort e non-comfort dipendono da ciò che si è – e non da ciò che qualcun altro vorrebbe che fossimo.

(Catherine Black)

Come faccio a dire che non provo più nulla per te.

È facile, perché non ti vedo più.

Sei una gramigna, non cresci più solo perché è inverno. Forse continui solo a covare sotto la neve.

Sei una maledizione che si era travestita da benedizione. O viceversa, che ne so.

Esistono amori zombie, che non muoiono mai anche se dovrebbero. Il nostro è così, e infatti fa paura, si nutre del mio cervello. È un amore vampiro, col suo fascino letale che mi succhia il sangue.

Lo lascio nella sua tomba. Non lo voglio svegliare. Qualora dipenda da me.

Quindi è per questo che evito accuratamente di incontrarti. Non è tanto perché non ti voglio vedere. È più che altro perché una parte di me, invece, in fondo lo vorrebbe…

(Catherine Black – ph. A. Aydogdu)

“Caro amore mio,

poco tempo fa, in un film, ho sentito una battuta che suonava più o meno così: ‘Spero che questa lettera ti trovi e che ti trovi bene’. Così anch’io oggi te ne scrivo una sperando che ti trovi e che ti trovi bene. Ovunque tu sia. Quante ne abbiamo passate io e te, vero? Eppure alla fine ci siamo sempre ritrovati. Non importa grazie a chi dei due ha fatto il primo passo né come, dove o quando. Fortunatamente a quel primo passo ne sono seguiti altri, e tutti nella stessa direzione, la nostra. Mi manchi, sai? Anche quando litighiamo o meglio discutiamo. Tu resti sempre radicato nelle tue convinzioni che io cerco di comprendere. Cosa che tu non fai con le mie. Eppure neanche in queste circostanze rimpiango di averti voluto al mio fianco, che così spesso ti ho offerto affinché tu mi ferissi. E anche in quei momenti ti ho voluto bene. E te ne voglio sebbene la distanza si sia fatta siderale. La colmeremo mai? Sarà tua o mia volontà chinare il capo a questo amore che tanto ci ha tolto e così poco ci ha dato? Poco sì. Ma di quale fattura: pazienza, costanza e un po’ di dimenticanza. Solo che io non ti dimentico. E per questo ti scrivo a ché tu possa leggere queste poche righe che non mi appartengono già più. Come questo giorno che assieme agli altri si è chiuso senza te. E allora lascio qui queste parole. Giacché non saprei dove spedirle. Le lascio tra le pagine di questo libro di poesie. In questo scaffale dove ti intravidi senza vederti. Magari un giorno ci ritroveremo. Qui. Più adulti, più saggi, più.”

Lettera rinvenuta in una piccola biblioteca dell’Iowa, datata 19 marzo 1995.

Spogliati

Spogliati tutta,

mostrami serena le rughe

le tue piaghe,

non temere

anch’io sono ferito

spaventato dalla vita.

Strappa con rabbia

i veli adornanti

e le maschere di ghiaccio

che occultano lividi,

mostrati fiera

nei tuoi lineamenti.

Quando sarai spoglia

come un albero d’autunno,

quando sarai nuda

ed indifesa come un bambino,

ti mostrerò le mie ricchezze

nascoste in un forziere di vetro .

Solo allora ti donerò sincero

tutta la mia fragilità

le mie insicurezze

le paure ancestrali

le impurità nascoste,

ti porgerò poi con amore,

sopra un vassoio di rose bianche

-la verginità della mia anima-

Ernesto Che Guevara

TU CON LA TESTA IO CON IL CUORE

Tu, tu mi hai amato con la testa.

Io, io ti ho amato con il cuore.

Forse il tuo amore è più giusto

forse il mio è più forte.

Io ho paura della tua memoria

perché fai troppi conti col passato

e castighi i miei errori

ignorando i tuoi e poi

tu hai sposato il tuo orgoglio

con la vanità.

La nostra è una battaglia molto dura perché noi

non ci concediamo mai un perdono,

io col sentimento ti spavento

tu con la logica mi sgomenti.

Se dici che siamo soli su questa terra

cerchiamo di evitare un addio:

andiamo avanti con questo amore

andiamo avanti

tu con la testa, io con il cuore.

Questo nostro amore è una cosa…

una delle tante della vita.

Noi stiamo rovinando tutto con le parole

queste maledette parole…

#PieroCiampi –